GIORNATA NAZIONALE DEL FIOCCHETTO LILLA

Nome: Barbara Coscarella

Chi è? Barbara Coscarella, lavora come Team Manager/Segretario delle Nazionali Giovanili di Calcio Dilettanti e nel suo tempo libero si occupa di social media e studia relazioni sociali. Nata a Roma, conclude i suoi studi  a Milano e ora vive in Umbria. A 50 anni ha scoperto che: “Nella vita non contano i passi che fai, né le scarpe che usi, ma le impronte che lasci”

IL 15 MARZO 2021 SI CELEBRA LA GIORNATA NAZIONALE DEL FIOCCHETTO LILLA.

Di cosa si tratta?

Si tratta di una giornata dedicata ai disturbi del comportamento alimentare come Anoressia, Bulimia, Binge Eating, Obesità, EDNOS, e tante e nuove forme ancora: malattie che riguardano il rapporto con il cibo, l’ossessione per il peso e la propria immagine corporea.

In Italia sono 3 milioni i giovani che soffrono di DCA, un fenomeno spesso sottovalutato sia da chi ne soffre che dai famigliari, e che costituisce una vera e propria epidemia sociale.

Spesso, inoltre, il disturbo alimentare è associato ad altre patologie psichiatriche: oltre, quindi, a provocare un’intensa sofferenza psichica, coinvolge anche il corpo, con serie complicanze fisiche. Tuttavia, solo una piccola percentuale di persone che soffrono chiede aiuto.

Sensibilizzare e informare: questi gli obiettivi della Giornata, nata in Italia dall’iniziativa di un padre, Stefano Tavilla, che ha perso la figlia Giulia a soli 17 anni per bulimia, mentre era in lista d’attesa per il ricovero in una struttura dedicata, fuori dalla sua regione, la Liguria. E proprio in omaggio a Giulia, la Giornata si celebra il 15 marzo, nell’anniversario della sua scomparsa. Numerosi gli eventi in programma in tutta Italia, così come i monumenti che si illumineranno di lilla, da nord a sud.

Il Fiocchetto Lilla è simbolo di speranza: occorre accrescere la consapevolezza, a livello individuale ed istituzionale, bisogna scoraggiare il distacco e il disinteresse così da evitare l’indifferenza di fronte a problematiche di questo tipo e favorire, al contrario, la crescita di una cultura fondata sull’ascolto.

Tutti insieme si deve restituire voce e dignità a chi pensava di averle perdute e per evitare che questi temi vengano sottostimati generando poi tante altre complicazioni personali, cliniche e sociali.

Belle parole, considerazioni giuste ma poi passarci è tutta un’altra cosa….

Ve lo dice una persona che ha combattuto una battaglia con la sua immagine da sempre.

Ricordo come fosse ieri il mio ingresso in quella che sarebbe stata poi la classe delle mie medie, mi sentivo gli sguardi addosso e i giudizi dei miei futuri compagni, perché avevo un tutore ad una gamba senza il quale almeno per un periodo, non sarei riuscita a camminare. Ero quella strana, forse quella che aveva qualcosa che non andava.

Avrei voluto urlare al mondo la mia normalità, urlare che quello era solo il corpo che io Barbara, ero un’altra cosa, sentivo tutto ciò che pensavano e ne soffrivo.

Forse quello è stato l’inizio di un percorso di lotta, di odio/amore con il cibo, ho iniziato ad ingrassare forse proprio per soddisfare e placare le “emozioni”. Nonostante fossi diventata un’amica per tutti anzi “una persona splendida con cui parlare”, a me questo non bastava. Li vedevo gli sguardi, i giudizi. Con me si parlava bene certo, ero l’amica del cuore sia dei ragazzi che delle ragazze, ma poi le ragazze di “successo” erano altre. La storia in questo senso mi ha seguita per alcuni anni, circondata da persone che mi volevano bene, da tantissime amiche che mi stavano vicine, che sceglievano me ma nulla potevano contro la mia visione di me stessa.

Avrei voluto essere come loro, non ero mai abbastanza, mi sentivo sempre diversa.

E questo è proprio il punto fondamentale, il primo giudizio contro di noi, viene da noi stessi, siamo davvero il nostro peggior nemico.

Ci sono voluti anni per capire che non serve a niente soffocare il proprio dolore, il dolore quello vero va condiviso.

Me lo ha spiegato anni dopo una persona che mi ha “accolta” in un momento buio della mia vita.

Ho capito che bisogna essere fieri dei propri successi e accettare i propri limiti. Ho capito che qualche chilo in più non deve condizionarci, che siamo davvero tutte bellissime, che è la nostra vita a trasformarci, è l’amore che viviamo e che doniamo a renderci uniche. Ho capito che di noi rimarranno i sorrisi, le carezze, i gesti d’amore e il conforto profondo del sentirsi accettati.

Ho capito che la diversità ci rende uniche e per questo ancora più rare.

Barbara