QUEEN BEE – L’emancipazione delle api

Buongiorno Queen, sapete che in natura, tra gli animali, esistono tante regine? 

Il fatto che la donna abbia un ruolo importante, meriti rispetto e sia indispensabile, è un concetto talmente semplice che anche gli animali lo hanno ben chiaro.

La nostra società avrebbe molto da imparare dal mondo animale. Ne è un esempio l’Ape Regina, a cui abbiamo voluto rendere omaggio ricreando la sua bellezza nei nostri Gioielli: è arrivata Queen Bee.

Dovete sapere che l’Ape Regina è indispensabile nella vita della sua colonia, ma non si pensi che le api operaie eseguano solo gli ordini.

Anzi, Queen Bee è molto democratica. Riesce ad influenzare alcuni comportamenti delle sue operaie, ma queste sono comunque capaci di prendere decisioni senza consultarla.

Ed è questo che dovremmo tutti imparare. Chi l’ha detto che da una donna non possano dipendere decisioni importanti anche all’interno della società? Se le api sapessero che nel 2021 ancora sgomitiamo per avere pari diritti e salari degli uomini…

La cosa simpatica è che anche Queen Bee è di buona forchetta, le piace mangiare, essere “cicciotta” è segno di salute e forza.

Questo però fino a quando deve intraprendere il suo viaggio verso un altro alveare ed essere agile per poterlo affrontare.

In quel momento è costretta a mettersi in riga e perdere qualche grammo del suo peso per poter volare senza problemi di equilibrio.

Diciamocelo, siamo tutte un po’ Queen Bee quando si avvicina la prova costume.

Ma ricordiamoci che essere “cicciotte” è segno di salute e forza come sostengono le nostre amiche api.

Abbasso gli stereotipi e che ogni Queen si possa sentire a proprio agio nel suo corpo, l’unica cosa importante è essere in salute!

A Queen Bee dobbiamo il concetto di regina, ma soprattutto la nostra sopravvivenza. 

Einstein diceva “Se le api morissero, avremmo solo 4 anni di vita”.

L’ape, oltre che avere molto da insegnarci, è indispensabile per il nostro eco sistema, ha un ruolo importantissimo nel mantenimento della biodiversità e nella conservazione della natura.

È proprio grazie alle api se disponiamo di buona parte della frutta e verdura che mangiamo, rappresentano il motore dell’agricoltura.

Un terzo del cibo di cui disponiamo è il frutto del loro lavoro di impollinazione: le api, infatti, trasportando il polline di fiore in fiore, fecondano la pianta e, di conseguenza, permettono la produzione di frutti e semi. Quindi ogni volta che mangiamo una fragola, una patata, una mela dovremmo ringraziare le api.

Sono importanti alleate delle piante: quasi il 90% di tutte le piante selvatiche con fiore dipendono in vasta misura dall’impollinazione animale. La scomparsa delle api significherebbe, dunque, che molte specie di piante sparirebbero dalla faccia della terra. 

Contribuiscono a far crescere i fiori che abbelliscono campi, giardini, balconi e a formare habitat accoglienti per molti altri animali, tra cui altri insetti e uccelli.

Sono un esempio di laboriosità e di lavoro di squadra: per produrre 1 kg di miele, un’ape arriva a compiere quasi 60.000 voli di andata e ritorno dall’alveare, a volare ben 150.000 chilometri (quasi quattro volte il giro della terra) e a posarsi in una sola giornata su 225.000 fiori dai quali raccolgono il polline.

Tutto ciò che produce l’ape è molto salutare: il miele, la propoli, il polline, la pappa reale e la cera sono ottimi rimedi naturali per dare sollievo a molti disturbi. Ci tornano utili quando vogliamo combattere il raffreddore, alleviare la tosse, dare sollievo alla gola oppure quando semplicemente ci sentiamo un po’ giù di tono e abbiamo bisogno di un po’ di energia in più.

Le Queen attente alla beauty routine sapranno anche quanto i prodotti delle api siano ingredienti molto utilizzati nella cosmesi.

Il miele, ad esempio, ha un’azione benefica sulla pelle grazie alle sue proprietà emollienti, protettive e lenitive.

La propoli, svolge un’azione sebonormalizzante e purificante particolarmente utile nel caso di pelli impure, dermatiti o forfora.

La pappa reale, molto ricca di vitamina B5, viene utilizzata per migliorare il tono cutaneo e i segni dell’invecchiamento, ridare tonicità alla pelle, rinforzare i capelli e le unghie.

Una cuoriosità molto interessante è che nell’indiano Rig Veda, il più antico testo religioso del mondo, stilato circa 5000 anni fa, il termine “madhu” significa sia “miele” che “donna”.

Ebbene care Queen, che dire…l’ho sempre pensato che siamo noi il nettare dei fiori!!

Per visionare i nostri Gioielli dedicati a Queen Bee clicca qui.

QUEEN INTERVISTA: ARIANNA TALAMONA

Arianna Talamona, una Queen guerriera. Campionessa mondiale con 2 ori a Londra nel 2019 (50 m delfino e 200 m misti, quest’ultimo con il record dei campionati). Classe 1994, nasce con la Sindrome di Strumpell – Lorraine e fin da molto piccola pratica il Nuoto Paralimpico.
Si sta preparando ai mondiali si Tokyo 2021 e non possiamo che augurarle buona fortuna.
Indossa la nostra collezione Be a Queen e in questa intervista ci racconta cos’è per lei una vera Queen.

Grandissima Arianna!

 

GIORNATA MONDIALE DEL TEATRO – INTERVISTA AD ALE E FRANZ

Quest’anno più che mai è giusto festeggiare la Giornata Mondiale del Teatro, con la speranza di poter tornare a sognare ed emozionarci dentro quelle sale il più presto possibile.
In occasione di questa giornata il pensiero va a tutti i lavoratori del settore, uomini e donne che ormai da un anno non possono più godere e farci godere della loro splendida Arte.

Abbiamo pensato di sottoporre una breve intervista ad ALE e FRANZ, grandi esponenti del teatro e cinema italiano, nonchè nostri testimonials, che scelgono di sostenere insieme a noi LIFC, Lega Italina Fibrosi Cistica Onlus con la Collezione dei gioielli solidali HOPE.

Parla il nostro Ale. 
Vale: Cosa ti manca del teatro e qual’ è secondo te l’aspetto più negativo di questa chiusura? Quale aspetto o valore ha negato anche al pubblico?

Ale: mi manca tutto del teatro. Mi manca (oltre a come ovvio che sia, esercitare il mio lavoro davanti ad un pubblico vero) mi manca girare il mio bellissimo paese che offre teatri storici in città d’arte meravigliose. Mi manca viaggiare, anche se dopo 25 anni di teatro uno pensa che ci si possa stufare, ma così non è.  Per quanto riguarda il pubblico, perché anche io faccio parte del pubblico, manca l’aggregazione che trasforma il pubblico che va a teatro in una sorta di attori. Perché il teatro senza pubblico non sarebbe teatro.

Vale: Hai la percezione che sia passato molto più di 1 anno dall’inizio della pandemia e cosa è cambiato?

Ale: sinceramente il tempo purtroppo vola, e non ho avuto una diversa percezione del tempo. Ma ho la sensazione di non avere davanti un pubblico da molto più tempo.

Vale: perché secondo te c’è stata meno attenzione sui teatri ,cinema e sulla cultura in generale ? Perché sono stati chiusi prima di altre attività? Ritieni che ci siano altre possibilità rispetto alla chiusura totale?

Ale: non so se c’è stata meno attenzione. Io purtroppo sono abbastanza sicuro, che sia stata una scelta giusta. Abbiamo una media di età alta, sia quella dei professionisti, che quella del pubblico. Restare aperti, sarebbe stato pericoloso. Però sono aperto a proposte alternative in caso ci fossero.

Vale: hai la sensazione che il pubblico abbia desiderio di tornare a teatro o al cinema e secondo te saranno vissuti allo stesso modo di prima?

Ale: di sicuro il teatro e il cinema avranno una impennata pazzesca quando riapriranno.

Vale: mi daresti 3 aggettivi che descrivano per te il grandissimo valore del teatro?

Ale: magico. Unico e irripetibile. Tutto ciò che hai visto quella sera, non lo rivedrai mai più. Per questo il teatro rimarrà per sempre una delle forme d’arte più simili alla vita.

Parla il nostro Franz
Vale: Hai la percezione che sia passato molto più di 1 anno dall’inizio della pandemia e cosa è cambiato?

Franz: non ho più percezioni temporali. So che è passato tanto tempo. Nella nostra vita è cambiato molto. Però cerco di usare questo periodo per riflettere, per trovare nuovi stimoli, per avere con Ale nuove cose da presentare al pubblico. Stiamo ragionando aspettando la riapertura, ma ci stiamo anche preparando per questo evento.

Vale: Cosa ti manca del teatro e qual’ è secondo te l’aspetto più negativo di questa chiusura? Quale aspetto o valore ha negato anche al pubblico?
Franz: quello che mi manca di più è il contatto con il pubblico perché ogni sera per noi che saliamo sul palco, puoi essere anche alla 100ª data ma finché non inizia lo spettacolo, finché non hai capito chi hai davanti, finché non hai creato quell’alchimia col pubblico, ogni serata è nuova. Mi manca anche l’aspetto non legato al palco. Noi abbiamo la fortuna di girare l’Italia, di vedere nuovi tanti posti. Era una cosa considerata scontata, ora non lo è più. Ci pensavo l’altro giorno: quanti bei posti abbiamo visto, quante persone abbiamo incontrato…

Indubbiamente mi manca anche questo aspetto del mio lavoro. Quante persone che si occupano di teatro, di programmazione, di organizzazioni interessanti, stimolanti. Quanti progetti abbiamo conosciuto confrontandoci con i direttori dei teatri che ci raccontavano i loro percorsi artistici nel programmare l’attività dei loro teatri. Mi manca questo scambio, questo incontro, che è poi un motivo di crescita molto forte per noi anche se non è strettamente legata al momento dello spettacolo ma ruota intorno ad esso.

Vale: mi daresti anche tu 3 aggettivi che descrivano per te il grandissimo valore del teatro?

Franz: certamente. I tre aggettivi che descrivono il valore del teatro sono per me: magia, creatività e, come diceva Gaber, partecipazione, perché quello che rende eccezionale uno spettacolo teatrale e che lo rende irripetibile è che ogni sera non è mai uguale alla sera successiva perché ciò che cambia è proprio il pubblico e la partecipazione col pubblico.

Vale: hai la sensazione che il pubblico abbia desiderio di tornare a teatro o al cinema e secondo te saranno vissuti allo stesso modo di prima?
Franz: Sono sicuro che quando si  ricomincerà la gente avrà voglia di vita, il teatro fa parte della vita e quindi sicuramente avrà il desiderio  di andare a vedere quello che gli artisti hanno voglia di raccontare, perché ci siamo caricati reciprocamente. Noi in questa fase di silenzio e loro in questa fase di aspettativa. Quindi sono sicuro che la magia del teatro si ricreerà ancora più forte e rinnovata di prima. Perché come succede sempre nei grandi amori, le distanze rafforzano le sensazioni, le emozioni…

Sono sicuro che tornare sui palchi farà bene a tutti.

GRAZIE ALE E FRANZ PER QUESTE MERAVIGLIOSE PAROLE CARICHE DI VERITA’ ED EMOZIONE.
VI ASPETTIAMO PRESTO E VI AMIAMO TANTISSIMO.
Perchè, come dice Ale, “Tutto ciò che hai visto quella sera, non lo rivedrai mai più. Per questo il teatro rimarrà per sempre una delle forme d’arte più simili alla vita.”

 

Signal For Help

Ci sono cose che è importante che voi sappiate.

Qui troverete una serie di informazioni che è giusto che ogni donna conosca.

POLLICE DELLA MANO PIEGATO, QUATTRO DITA IN ALTO E POI CHIUSE A PUGNO: 

un gesto che significa un’urgente richiesta d’aiuto contro la violenza domestica.

Quando un anno fa i vari paesi del mondo cominciarono ad introdurre le restrizioni per contenere il coronavirus, una fondazione canadese femminista che lavora contro la violenza domestica e di genere propose “Signal For Help”, un gesto della mano per segnalare in modo silenzioso un abuso e chiedere aiuto, anche in presenza dell’aggressore.

Durante la pandemia è diventato sempre più difficile trovare il coraggio di spezzare il circuito violento e i rischi sono decisamente aumentati, da qui l’idea di un gesto semplice e muto, un segnale convenuto da poter fare durante quella che magari è una videochiamata ad un familiare, ad un conoscente e che così può trasformarsi in salvezza. 

Segnala il pericolo in corso e avvisa l’interlocutore che a sua volta dovrà rivolgersi al numero anti-violenza 1522, gratuito e da rete fissa o mobile.

C’è una cosa fondamentale da tener presente: per affrontare la violenza sulle donne ci vuole sempre competenza e non si può improvvisare.

 

UOMINI: TUTTO CIO’ CHE UNA QUEEN DOVREBBE SAPERE (e che a volte dimentica)

Diciamocelo chiaramente, quante di noi almeno una volta nella vita hanno incontrato “diverse” tipologie di uomini?

E fate bene attenzione, per tipologie di uomini intendo uomini le cui caratteristiche metterebbero paura o almeno allontanerebbero anche il più temuto polpo ad anelli blu.

E invece noi donne no, fiere del nostro coraggio e anzi meglio, del nostro spirito a #soffrireatuttiicostiilpiùpossibile andiamo avanti ad approfondire la conoscenza, certe che il fantastico uomo al nostro fianco migliorerà con il nostro aiuto e diventerà l’uomo dei nostri sogni.

Aiuto…ebbene è arrivato il momento che qualcuno faccia chiarezza nelle vostre menti e vi dica chiaramente le cose come stanno: l’uomo perfetto non esiste, ripetetelo con me a voce alta e più volte al giorno.

Come se ciò non bastasse, per aiutarvi nel vostro cammino di scelta dell’adorabile preda, vorrei elencarvi alcune tra le categorie degli uomini più in voga oggigiorno (se qualche uomo malauguratamente stesse leggendo questo articolo, sappia che ogni riferimento a cose o persone, è puramente casuale).

  1. #UOMOMAMMAMIA

Non poteva non essere al primo posto o al n.1 della nostra classifica, l’uomo mammamia.

E’ un essere decisamente pericoloso che scopre il suo comportamento un po’ alla volta, piccoli indizi però permetterebbero a noi donne di intuire subito che la strada è quella sbagliata…

“Vado un attimo da mamma” “Mamma ha detto che…” “Mamma lo cucinava …”

Sono solo alcune frasi che dovrebbero farci drizzare le antenne. La situazione peggiora col tempo, il cordone ombelicale che tiene legato l’uomo in questione con la sua mamma diventa un lazo che si stringe intorno al nostro collo.

Non è collaborativo, né protettivo, si aspetta sempre che la mamma gli rimbocchi le coperte e gli soffi sulla ferita. Pro: ti risparmia la fatica di fare un figlio perché ne hai già uno grande e grosso pronto per essere svezzato. Un consiglio: cercate di fuggire il prima possibile per evitare di essere il famoso terzo incomodo.

  1. #UOMONARCISO

 

Se la prima volta che andate a casa sua, notate che il suo bagno è una fiera campionaria di profumi e creme di ogni genere, se alla prima passeggiata vi porta a provare in profumeria l’ultima essenza di Dior, se dopo un paio di incontri inizia a consigliarvi un prodotto antiage per le vostre inesistenti rughe di espressione, beh io lascerei andare lui nella sua scia di profumo per evitare di svegliarvi una mattina e trovarlo con tanto di maschera da notte e eye mask refrigerante…arghh!!

Pro: Se lo riempirete costantemente di complimenti non vi lascerà mai

  1. #UOMOSPORT

E’ d’obbligo una considerazione: in questa categoria non rientrano gli uomini dediti alla palestra (di quelli ne parleremo la prossima volta) ma di quelli che si piazzano davanti alla tv anche per il campionato provinciale di “Tiro di campagna con carabina a canna rigata da caccia munita o meno di ottica” (disciplina realmente esistente).

Non c’è giorno o orario che si rispetti, lo sport in tv o sui giornali vince su tutto: compleanni, Natale o anniversari.

A volte l’uomosport si accompagna con suoi simili con i quali riesce a trascorrere nottate con tanto di urla e bottiglie di birra sparse in ogni dove.

Se non volete rischiare di diventare trasparenti ai suoi occhi, vi consigliamo di prendere la distanze il prima possibile o andare a vivere in una casa senza…energia elettrica!

  1. #UOMOPLANNING

Donne, non esultate, con l’uomoplanning dimenticate i colpi di testa, lui ha bisogno di programmare tutto e non perderà occasione per spiegarvi per l’ennesima volta, come si fa.

Le vostre passeggiate, le vostre ferie e ancora peggio, i vostri momenti ad “alto tasso erotico” saranno scanditi da step ben definiti e programmati.

Ogni vostro andar fuori le righe gli creerà degli scompensi da cui farà fatica a riprendersi.

Pro: non vi tradirà mai (e chi se lo prende!) e state pur certe che si accorgerà di ogni vostro cambiamento estetico.

Vi consiglio di evitare questa vita fatta di schemi excel e di iniziare a far entrare il sole e la musica nella vostra vita!

 

TO BE CONTINUED…

 

 

GIORNATA NAZIONALE DEL FIOCCHETTO LILLA

Nome: Barbara Coscarella

Chi è? Barbara Coscarella, lavora come Team Manager/Segretario delle Nazionali Giovanili di Calcio Dilettanti e nel suo tempo libero si occupa di social media e studia relazioni sociali. Nata a Roma, conclude i suoi studi  a Milano e ora vive in Umbria. A 50 anni ha scoperto che: “Nella vita non contano i passi che fai, né le scarpe che usi, ma le impronte che lasci”

IL 15 MARZO 2021 SI CELEBRA LA GIORNATA NAZIONALE DEL FIOCCHETTO LILLA.

Di cosa si tratta?

Si tratta di una giornata dedicata ai disturbi del comportamento alimentare come Anoressia, Bulimia, Binge Eating, Obesità, EDNOS, e tante e nuove forme ancora: malattie che riguardano il rapporto con il cibo, l’ossessione per il peso e la propria immagine corporea.

In Italia sono 3 milioni i giovani che soffrono di DCA, un fenomeno spesso sottovalutato sia da chi ne soffre che dai famigliari, e che costituisce una vera e propria epidemia sociale.

Spesso, inoltre, il disturbo alimentare è associato ad altre patologie psichiatriche: oltre, quindi, a provocare un’intensa sofferenza psichica, coinvolge anche il corpo, con serie complicanze fisiche. Tuttavia, solo una piccola percentuale di persone che soffrono chiede aiuto.

Sensibilizzare e informare: questi gli obiettivi della Giornata, nata in Italia dall’iniziativa di un padre, Stefano Tavilla, che ha perso la figlia Giulia a soli 17 anni per bulimia, mentre era in lista d’attesa per il ricovero in una struttura dedicata, fuori dalla sua regione, la Liguria. E proprio in omaggio a Giulia, la Giornata si celebra il 15 marzo, nell’anniversario della sua scomparsa. Numerosi gli eventi in programma in tutta Italia, così come i monumenti che si illumineranno di lilla, da nord a sud.

Il Fiocchetto Lilla è simbolo di speranza: occorre accrescere la consapevolezza, a livello individuale ed istituzionale, bisogna scoraggiare il distacco e il disinteresse così da evitare l’indifferenza di fronte a problematiche di questo tipo e favorire, al contrario, la crescita di una cultura fondata sull’ascolto.

Tutti insieme si deve restituire voce e dignità a chi pensava di averle perdute e per evitare che questi temi vengano sottostimati generando poi tante altre complicazioni personali, cliniche e sociali.

Belle parole, considerazioni giuste ma poi passarci è tutta un’altra cosa….

Ve lo dice una persona che ha combattuto una battaglia con la sua immagine da sempre.

Ricordo come fosse ieri il mio ingresso in quella che sarebbe stata poi la classe delle mie medie, mi sentivo gli sguardi addosso e i giudizi dei miei futuri compagni, perché avevo un tutore ad una gamba senza il quale almeno per un periodo, non sarei riuscita a camminare. Ero quella strana, forse quella che aveva qualcosa che non andava.

Avrei voluto urlare al mondo la mia normalità, urlare che quello era solo il corpo che io Barbara, ero un’altra cosa, sentivo tutto ciò che pensavano e ne soffrivo.

Forse quello è stato l’inizio di un percorso di lotta, di odio/amore con il cibo, ho iniziato ad ingrassare forse proprio per soddisfare e placare le “emozioni”. Nonostante fossi diventata un’amica per tutti anzi “una persona splendida con cui parlare”, a me questo non bastava. Li vedevo gli sguardi, i giudizi. Con me si parlava bene certo, ero l’amica del cuore sia dei ragazzi che delle ragazze, ma poi le ragazze di “successo” erano altre. La storia in questo senso mi ha seguita per alcuni anni, circondata da persone che mi volevano bene, da tantissime amiche che mi stavano vicine, che sceglievano me ma nulla potevano contro la mia visione di me stessa.

Avrei voluto essere come loro, non ero mai abbastanza, mi sentivo sempre diversa.

E questo è proprio il punto fondamentale, il primo giudizio contro di noi, viene da noi stessi, siamo davvero il nostro peggior nemico.

Ci sono voluti anni per capire che non serve a niente soffocare il proprio dolore, il dolore quello vero va condiviso.

Me lo ha spiegato anni dopo una persona che mi ha “accolta” in un momento buio della mia vita.

Ho capito che bisogna essere fieri dei propri successi e accettare i propri limiti. Ho capito che qualche chilo in più non deve condizionarci, che siamo davvero tutte bellissime, che è la nostra vita a trasformarci, è l’amore che viviamo e che doniamo a renderci uniche. Ho capito che di noi rimarranno i sorrisi, le carezze, i gesti d’amore e il conforto profondo del sentirsi accettati.

Ho capito che la diversità ci rende uniche e per questo ancora più rare.

Barbara

HO STIRATO UNA CAMICIA A MIO MARITO

Qualche giorno fa ho stirato una camicia a mio marito. Che c’è di strano direte voi.. In pratica nulla, certo. Ma di strano, in realtà, c’è stato molto…C’è stato quello che ha elaborato la mia testa. Cacchio, mi son detta, da quanto non gli stiro una camicia? Non saprei nemmeno definire da quanto tempo, forse anni… In realtà questo non ha mai causato problemi tra di noi. Siamo abituati così. Da quando è nato il mio terzo figlio, lui si stira la sua camicia al volo prima di uscire e via.
Eppure questo mio pensiero ha creato in me una serie di sensi di colpa inaspettati : poveretto però… Che moglie sono… Chissà se lo sapessero in giro…
Mi sono tormentata e, quasi, vergognata…
Eppure… Eppure gli cucino tutte le sere da vent’anni, eppure lavoro come una pazza di giorno e quando non riesco perché lui non c’è, anche la notte…eppure quando i ragazzi erano malati, è il mio di lavoro che si è sempre fermato, eppure sono io che seguo i pediatri, la spesa che manca, e una serie infinita di incombenze che ancora solo noi donne conosciamo.
Mi sono confrontata con donne molto più giovani di me e per fortuna ho scoperto che in realtà le cose lentamente stanno cambiando. Lentamente però… C’è ancora un numero infinito di persone (donne comprese) che mi dicono: cavolo, sei fortunata! Tuo marito ti aiuta, di cosa ti lamenti. Lui lavora, cosa deve fare di più…
“Lui-lavora-cosa- deve- fare-di-più….”
Com’è che nessuno dice a loro la stessa cosa…? Com’è che nessuno dice mai: cavolo! Sei fortunato, guarda tua moglie, lavora e ti cucina pure… Perché ancora è così scontato che sia la donna a farlo, che sia lei che deve seguire i ragazzini in quarantena con la DAD, i compiti, la casa e magari un lavoro impegnativo, che molto probabilmente, andando avanti così, queste donne perderanno anche?
La verità è che ancora la nostra società è impostata sul maschilismo. La fatica che deve fare una donna per conquistarsi un pezzo di indipendenza è ancora il triplo, il quadruplo rispetto ad un uomo. C’è ancora la concezione che la donna debba scegliere: quando il lavoro per una donna diventa “troppo importante”, “troppo impegnativo” siamo noi donne, solo noi donne, che dobbiamo, ad un certo punto, scegliere.
Ve lo  figurate un uomo che lascia il lavoro per la famiglia? Io no… Io vivrei male, mi sentirei in colpa…E come me miliardi di donne…E le critiche, quelle più feroci, arriverebbero proprio da loro, dalle donne. Siamo sempre sotto esame, sempre giudicate. Questo è assurdo…Io non lo concepisco e mai lo accetterò. Dobbiamo essere unite. Noi che diamo la vita, solo noi possiamo capirci, noi ancora così in tante a subire maltrattamenti, stupri, discriminazioni, violenza. Ma li avete letti i numeri? C’è da spaventarsi…
Io non sono mai stata una femminista sfegatata. Amo gli uomini, non disdegno i loro complimenti, se mi regalano dei fiori li apprezzo moltissimo… Non è questo il punto. Impariamo ad andare oltre. Le vere battaglie sono altre e le dobbiamo combattere insieme. Lo stalking, la violenza domestica, l’indipendenza economica, la parità di stipendi, le stesse opportunità…Sono queste le battaglie per cui combattere.
Per il resto ben vengano i fiori!
Impariamo ad indignarci, ma davvero, perché le donne vengono uccise ogni giorno da un compagno o un conoscente, impariamo a smetterla di pensare a come era vestita, era ubriaca, “certo che anche lei…“
“Certo che anche lei” che cosa?? E se un giorno lui uscisse mezzo nudo, lo stupreremmo? Gli useremmo violenza? No. Punto.
Ci sono migliaia di ragazze che si sentono colpevoli e non hanno il coraggio di denunciare.
A noi che diamo la vita, a voi donne della mia vita, auguro di essere libere e fiere. Di essere leggere con tutta la forza che serve.
Uniamoci, stiamo vicine, siamo solidali, solo noi possiamo cambiare il mondo in meglio!
Buona Festa della Donna a tutte voi, mie care Queen!
Valeria

Francesca Guatteri: Chi è per me la vera Queen

Nome: Francesca Guatteri

Chi è? Francesca Guatteri, organizzatrice eventi, digital PR e lifestyle blogger. Nata a Caracas da genitori italiani, vive a Milano. Laureata in scienze della comunicazione presso l’Università degli Studi di Milano, si occupa da ormai 20 anni di comunicazione, organizzazione eventi e pubbliche relazioni. Il suo blog vivereperraccontarla.com è nato nel 2013 e da allora tratta diverse tematiche.

Francesca ci racconta chi è per lei una vera Queen.

Quando la mia amica Valeria mi ha chiesto quali fossero, secondo me, le caratteristiche di una vera Queen non ho avuto dubbi.

“Cavolo, Vale. Tu sei la Queen per eccellenza!”, ho pensato.

Ma non gliel’ho detto.

Sì perché la vera Regina non è quella di cui mi ostino a sfoggiare la foto sul finestrino della Smart, ma la Donna che ogni giorno affronta la sua routine, fatta anche di intoppi, cadute e ostacoli, ma che non molla, nonostante tutto.

Una Regina, secondo me, è una donna consapevole che la vita, quella vera, sia un susseguirsi di momenti, alcuni felici, altri meno.

Una ruota che gira, che ogni tanto ci permette di osservare il mondo e il panorama dall’alto e altre ci schiaccia al suolo senza farci intravedere una via d’uscita.

Eppure io credo che una Regina sappia lasciarsi attraversare da ogni fase e sia in grado di flettersi come un filo d’erba in balia del vento, senza mai rompersi del tutto.

Le cicatrici restano ma lei non smette di sorridere.

O meglio, ogni tanto sì, ma poi le vengono in mente 1000 ragioni per non smettere di farlo del tutto e le sue labbra si schiudono.

Una Regina sa che nulla è per sempre, nel bene e nel male.

E proprio a questa mutevolezza si attacca con le unghie e con i denti ricordandosi sempre che la felicità è un regalo da spremere, ma da non dare mai per scontato.

E che, allo stesso modo, nemmeno un dolore è per sempre.

La Regina si ama.

Ci ha messo un po’ ad arrivare a questa consapevolezza.

Perché, prima ancora di diventare Regina è stata una principessa un po’ insicura e sono state proprio le ferite lasciate da persone e situazioni a temprarla a tal punto da farla diventare la donna che è oggi.

E chissenefrega di 2-10-15-20 anni, ruga o Kg in più o in meno.

Dopo un percorso più o meno lungo la Regina si guarda dentro e sa darsi metaforicamente una pacca sulle spalle per quello che ha superato e per la donna che è diventata.

Certo, la Regina seduta e ferma non ci sa stare perché crede nel dinamismo, nella mente attiva e nelle buone energie.

Vuole migliorarsi e amarsi ancora di più, ma solo se farlo la farà sentire meglio.

Una Regina ama le donne e non le teme perché non conosce l’invidia o la competizione e le viene spontaneo credere che siano solo leggende metropolitane.

Spesso la Regina è anche molto invidiata, ma non ama affatto esserlo e, anzi, non se ne capacita.

Una Regina le donne le ama e le sostiene e sogna di vivere in mezzo a un firmamento fatto di tante piccole stelle, senza aver bisogno di oscurare le altre per brillare un po’ di più.

Crede nell’unione e nella forza del fare rete e, anche quando si sente ripetere all’unisono “sei troppo buona” scuote le spalle, consapevole che ciò che sta seminando, nel bene e nel male, tornerà sempre indietro.

Una Regina non smette mai di emozionarsi davanti alle commedie d’amore e alle favole, ma sa anche che un principe azzurro in calzamaglia come compagno di vita alla lunga la stancherebbe.

È libera per antonomasia, padrona della sua vita e delle sue scelte, qualsiasi sia il suo stato civile.

Sceglie di stare in coppia per stare meglio e sentirsi ancora più felice, non per stare bene e mettere la sua felicità nelle mani altrui.

Tende mani a destra e sinistra e se ne dimentica.

E non si lamenta in continuazione per quello che di brutto le accade perché è portata a vedere il bicchiere sempre mezzo pieno.

E poi, nella peggiore delle ipotesi, anche qualora il bicchiere si dovesse svuotare, sarà sempre pronta, con una bottiglia di vino a portata di mano, a riempirlo di nuovo.

E a brindare perché “il meglio del nostro passato sia solo il peggio del nostro futuro”.