QUEEN INTERVISTA: MIRIAM COLOMBO

I tuoi 20 anni, la tua vita, la fibrosi cistica.
Cara Miriam, raccontaci qualcosa di te.

V: Chi è per te Queen Miriam Colombo? Noi ti troviamo bellissima, e tu? Cosa pensi di te quando ti guardi allo specchio? I pregi e i difetti della tua bella persona.

M: Per me Queen Miriam è colei che ha saputo fare della propria malattia un punto di forza, un’opportunità per essere d’aiuto ad altre persone, un modo di vedere il mondo con occhi pieni di gratitudine e consapevolezza.
Per quanto riguarda la mia immagine, magari non si direbbe, ma sono una persona estremamente insicura di sé. Ho un rapporto altalenante con lo specchio: per quanto io sia orgogliosa del mio corpo e di tutto quello che riesca a sopportare, alterno momenti in cui mi guardo allo specchio e penso “Ma chi è questa gnocca?” ed altri in cui invece “Oddio ma come faccio ad andare in giro così?!”
Probabilmente è legato ai miei periodi di benessere-malessere.
Per quanto riguarda pregi, a livello estetico, direi il mio sorriso, gli occhi, ed avere un fisico proporzionato
I difetti: la bassa statura, il naso storto.. insomma tutto il resto😂
Per quanto riguarda il carattere, invece, direi.. ambiziosa, ribelle, determinata e felice, al contempo mi arrabbio facilmente, sono testarda e rigida, tendo a rimanere sulla mia posizione e cambio molto difficilmente idea.

V: Che musica ascolti? C’è un personaggio a cui ti ispiri e che ammiri in modo particolare?

M: Non ho delle preferenze musicali, ascolto le canzoni che mi trasmettono emozioni, che siano rock, pop, indie.. La musica nella mia vita è fondamentale, mi aiuta a staccare la mente specialmente in momenti di preoccupazione. Ho preso lezioni di pianoforte finché non è iniziata la pandemia e spero di riprenderle presto.
Trovo ispirazione non da qualcuno in particolare ma da tutti coloro che affrontano difficoltà quotidiane e non si lasciano abbattere.

V: La tua famiglia . Quanto conta nella tua vita? Che rapporto hai con i tuoi genitori?

M: La mia famiglia è ciò che di più importante ci sia per me, i miei genitori mi hanno insegnato da sempre che avrei potuto fare tutto ciò che volessi, senza limiti. Con mia mamma ho un rapporto meraviglioso, è il mio tutto, la mia forza quando a me manca, colei che mi rialza sempre quando cado e che mi aiuta a ricominciare ogni volta, che mi ascolta e non si stanca mai di farlo, che si prende cura di me ancora di più rispetto a quanto fa una mamma di una persona sana, ovviamente, sono impegnativa. Ma lei non mi fa pesare mai nulla, nonostante io mi senta in colpa per quello che lei debba passare con me.
Con mio papà ho sempre avuto un bel rapporto, è sempre stato il mio complice in tutto e qualsiasi cosa io dica di voler fare, lui mi appoggia sempre. Anche se battibecchiamo spesso, mi tratta come una principessa dal lontano 11 marzo 2001 (così come fa con la mamma).

V: La fibrosi cistica ti accompagna dalla nascita. Quando hai realmente preso coscienza della tua malattia e come hai vissuto questa consapevolezza?

M: Ricordo un giorno, eravamo nel corridoio del nostro DH, al Gaslini. Avevo sei anni. Ho letto il cartello “Fibrosi cistica”, e ho chiesto ai miei genitori “Io sono fibrosi cistica?” “Sì” “Ma guarisco?” “Certo che guarisci. Te lo promettiamo” mi hanno risposto.
Da quel momento ho preso consapevolezza della malattia, ho chiesto che mi venisse spiegato definitivamente cosa avessi e il perché di tutti i controlli, gli esami, le terapie.
Penso che prendere coscienza sin da subito mi abbia aiutato a convivere molto meglio con la FC, sono stata consapevole sin dall’inizio che non ero come gli altri bambini, ma io ho sempre spiegato cosa avessi senza giri di parole. Non è mai stato un problema per me, anzi, se per gli altri invece lo è.. cavoli loro. Penso che la sincerità sia il modo migliore con cui porsi verso gli altri: non c’è niente da nascondere o di cui vergognarsi. Vorrei che questo fosse chiaro anche agli altri ragazzi: dovete essere FIERI di quello che affrontate tutti i giorni.

V: Se per un giorno fossi libera da tutte le terapie che ti impone la fibrosi cistica , cosa vorresti fare che invece ti è vietato?

M: Un giorno sicuramente non basterebbe per recuperare tutto quello che mi sta impedendo di fare! Se fosse possibile farlo in un giorno, farei il giro del mondo nella spensieratezza più totale. E abbraccerei i miei FC del cuore.

V: Anche tu entri di diritto a far parte della squadra delle nostre Queen guerriere, che significato ha per te e cosa fa di un donna una vera Queen ?

M: E ne sono onorata! Soprattutto di condividere il “titolo” con la mia Eli!
Per me una vera Queen è colei che, come dice il detto in inglese, “turns pain into power”, trasforma le debolezze e il dolore in potenza, in un punto di forza.

V: Sappiamo che studi biotecnologie mediche a Genova. Che cosa ti ha portato ad avvicinarti a questo percorso?

M: Il fatto di vivere da sempre l’ospedale mi ha portato ad innamorarmi dell’ambiente, della medicina, della ricerca. È l’ennesima conferma che la FC mi abbia aperto un mondo, avrei potuto avere paura ed essere stufa, dell’ospedale e di tutto ciò che lo riguarda, invece è diventata la mia passione più grande.

V:  Il tuo sogno nel cassetto. ( o è un segreto?)

M: Il mio sogno nel cassetto è segretissimo, per scaramanzia 😀

V:  Giusto! 3 cose che ami di più nella vita e 3 cose che proprio non sopporti.

M: Amo gli animali, l’allegria e viaggiare
Non sopporto le ingiustizie, l’odio e le persone che giudicano.

V: In un mondo diviso tra no vax e chi crede nell’importanza di un vaccino, tu che ruolo dai alla scienza e quanta fiducia riponi in essa?

M: Io sono viva grazie alla ricerca e alla scienza, da vent’anni ho i mobili pieni di farmaci e non pochi sono sperimentali nel vero senso del termine. Sono e sarò per sempre grata a chi dedica una vita a studiare farmaci e molecole che allunghino la nostra. Quanta fiducia ripongo in essa? La mia vita negli ultimi anni è quasi del tutto dedicata al raccogliere fondi per la ricerca.. 🙂

V: Siamo convinte che l’umanità abbia bisogno di guerrieri come voi e riteniamo Fondamentale la tua testimonianza. Quanto credi nel potere della comunicazione ?

M: Credo fermamente che i social, se usati bene, siano un mezzo potentissimo per far arrivare determinati messaggi. Da quando ho iniziato a raccontare la mia storia con la FC, ho le chat inondate da persone che mi ringraziano per aver dato voce, talvolta, anche a loro pensieri ed esperienze, che magari non hanno raccontato per timore, per paura. C’è una frase che dice “When we share our stories, we open someone else’s heart to hope” e io mi auguro ogni giorno che la mia storia sia di aiuto, anche ad una sola persona.

V: La tua paura più grande.

M: Perdere chi amo.

V: Che messaggio daresti ai ragazzi che non apprezzano o vivono appieno la loro vita?

M: Direi che la vita è tanto preziosa quanto fragile, non sappiamo mai quando la nostra clessidra smetterà di scorrere. Non date mai per scontato nemmeno la più piccola delle cose che vi fanno sorridere, ma apprezzatela, e non ignorate le difficoltà, ma cercate di capire cosa potrebbero insegnarvi. Vedere il mondo con gli occhi della gratitudine è una svolta pazzesca.

V: Che il cactus 🌵 sia con te 😅. Abbiamo notato che questo elemento ritorna spesso nella tua pagina, ha per te un significato particolare?

M: Assolutamente sì! Io mi vedo davvero come un cactus: se non sai prendermi, pungo. E come con i cactus, che all’apparenza sembrano così semplici e non bisognosi di troppe attenzioni, chi mi conosce bene in realtà sa quanta cura ci voglia nei miei confronti, quante attenzioni servano per far sì che io stia (nei limiti possibili) bene, e soprattutto sa come prendermi senza che io punga😂
E la tecnica delle spine mi ha aiutato a scremare tra le persone che meritano di far parte della mia vita e tra quelle che, invece, è meglio che io veda solo da lontano.
Mi scuso in anticipo per il gioco di parole.. Ma giuro che con la giusta cura, fiorisco!

Grazie Miriam, onorate di averti qui fra noi e avanti tutta! Sei grande.

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MA VOI CE L‘AVETE UN’AMICA DEL CUORE? – 30 LUGLIO, GIORNATA MONDIALE DELL’AMICIZIA

A cura di: Barbara Coscarella

MA VOI CE L‘AVETE UN’AMICA DEL CUORE?

La mia la conobbi in una classe di un primo superiore linguistico nel 1985 quando la scuola era iniziata già da qualche mese e durante una lezione, la preside fece il suo ingresso con questa ragazza che dal quel giorno sarebbe stata una nostra nuova compagna di classe

Il destino o a dir la verità la sfiga volle che essendo da sola al banco la fecero sistemare accanto a me.

Me la ricordo proprio bene: magra, alta con lunghi capelli scuri e lo sguardo basso da timida. Non aveva l’atteggiamento spavaldo e non mi rivolse parola mettendosi seduta. Mi incuriosì molto quel suo essere fuori dal comune: la spiavo cercando di capire che tipo fosse, ma riuscii solo a sapere che veniva dal classico e sapeva l’alfabeto greco.

La classificai subito come una secchiona timida e anche un po’ bigotta: indossava sempre dei jeans e dei maglioncini blu.

Però mi incuriosiva possibile che non riuscivo a farle dire nemmeno una parola? Di bello aveva le mani e le unghie, io che rosicchiavo unghie e pellicine vedere quelle mani bellissime mi faceva impazzire. Così poco per volta come si fa con gli animali selvatici, tentai di addomesticarla; piano piano perché se provavo a dire una parola in più lei si ritraeva immediatamente.

Non ricordo onestamente come poi la nostra amicizia esplose, so solo che piano piano diventammo veramente amiche: uscivamo insieme, pedinavamo ragazzi carini (!!), passavamo ore ed ore sdraiate sul letto a casa sua a parlare e a ridere . Forse il nostro primo viaggio insieme fu a casa di un’amica comune in Versilia: sua mamma era il nostro controllore e noi da “brave” 15enni facevamo di tutto per renderle la vita impossibile, in quell’occasione ci trovammo addirittura  sua mamma dentro la discoteca per riportarci a casa (evito di dire in pubblico altri particolari)

Di lei ricordo merende fatte con coca cola e Macine del Mulino Bianco (forse anche i Galletti), pesci fatti morire involontariamente per avergli cambiato l’acqua mettendola bollente e ricordo il funerale successivo con tanto di canzoni e processione.

Eravamo le Queen delle Smemoranda, l’agenda che a tutto serviva tranne che ad appuntare i compiti a scuola, noi i buoni propositi li avevamo ma non appena ci ritrovavamo da sole li dimenticavamo!

Lei era quella bella, io forse quella simpatica, mi raccontava per filo e per segno i suoi primi amori e io le parlavo dei miei; avevamo una passione sfrenata per George Michael, non per niente il nostro primo concerto a Milano fu per vedere lui all’Arena Civica.

Di lei posso dirvi che è stata presenza costante nella mia vita, anche nei miei momenti peggiori. Ricordo un suo biglietto quando a 17 anni persi mio padre per sempre “Avevo paura di non vederti più sorridere” mi scrisse.

Quelle parole me le sono sempre portata dentro sempre, anche quando ho dovuto lasciare la mia amata Milano per sempre e le mie amiche e Lei. Mi regalò un beauty della NaJ Oleari tra le tante cose prima di partire, che ancora conservo gelosamente e porto con me nei miei viaggi.

Ogni tanto cercavo di tornare da lei e di vivere un po’ più da vicino la nostra amicizia, la vita in alcuni momenti ci ha allontanate ma non ho mai smesso di volerle bene.

La mia colpa è stata quella di cedere ai desideri degli altri negando i miei e questo ha fatto sì che non fossi presente fisicamente quando lei avrebbe voluto che ci fossi.

Ho visto crescere la sua prima figlia Nicole, è stata una mamma coraggiosissima.

Nicole profumava di latte e zucchero da neonata e sua nonna per farmi felice me la metteva vicina nel letto così da coccolarla come si fa con i bambolotti.

Se qui c’è una persona che merita il titolo di Queen quella è sicuramente lei.

L’Amore quello vero l’ha incontrato qualche anno dopo, ho sempre invidiato il suo spirito battagliero per quello in cui credeva, lo fa ancora, è una vera leonessa. Luca le ha portato quella voglia di famiglia numerosa che lei sognava ma non le ha tolto la voglia di farcela, quando si metteva in testa una cosa non mollava mai.

Ha sempre avuto una passione per l’arte: il teatro, la scultura e quando dopo la nascita del suo terzo figlio ha capito che la vita sarebbe cambiata, per Amore, per quell’Amore che le dà la forza da sempre, ha iniziato a creare gioielli.

Non come farebbe una persona qualunque, ma studiando e provando all’infinito, stando sveglia fino all’alba per riuscire a terminare i suoi progetti e per non perdere nemmeno un minuto della vita dei suoi figli.

Potrei scrivere davvero molto su di lei ma la cosa più importante è che con lei non mi sono mai sentita giudicata: mi ha sentita piangere disperatamente e ridere fino alle lacrime, fino a rotolarmi per terra. Ha continuato a volermi bene quando non ci sono stata, e so che me ne vuole ora che invece la vita ci ha fatte incontrare di nuovo. Auguro ad ognuno di noi di avere un’amica così speciale ma lei è la mia amica del cuore Valeria.

QUEEN INTERVISTA: RACHELE SOMASCHINI

Rachele Somaschini è una giovane pilota di Rally che ha calcato gli Autodromi Italiani più famosi.

Campionessa indiscussa nello sport che pratica, numerosissime sono le sue vittorie, oggi anche Istruttrice di Guida Sicura.

Rachele è affetta da Fibrosi Cistica, ma questo per lei non è mai stato un ostacolo, bensì motivo in più per lottare nella causa in cui crede fortemente.

Nella nostra intervista si racconta confidandoci chi per lei è una vera Queen.

Rachele Somaschini sceglie di indossare l’Anello Be a Queen firmato VBG.

 

 

1. Rachele, una vera Queen nella vita e nello sport. Iniziamo dallo sport, il rally, la tua grande passione: come nasce questo legame cosa rappresenta nella tua vita e quale insegnamento secondo te può portare a tutti?

Sono pilota di rally e istruttore di guida sicura. Prima di arrivare nei rally ho corso in diverse discipline: sono partita dalla pista perché mio padre, da cui ho ereditato la passione, correva in pista ed ho iniziato con lui proprio da lì, poi, sono passata alle cronoscalate. Il futuro chissà quali altre avventure mi porterà!

Per poter essere performanti nelle gare bisogna essere anche preparati fisicamente: sono sempre stata un’amante dello sport fin da bambina e ne ho praticati tanti, alcuni anche a livello agonistico come equitazione, tennis e pallavolo. Quando ho iniziato la mia carriera di pilota ho dovuto adattarmi ad una buona preparazione atletica prediligendo la parte cardio e sviluppando la componente di forza per poter sopportare gli sforzi fisici. Lo sport è importantissimo a qualsiasi livello, per chi ha la fibrosi cistica io dico sempre essere una seduta di “fisioterapia respiratoria” in più. A me ha aiutato tantissimo anche a livello mentale.

 2. Quale è stata la soddisfazione più grande ottenuta? 

L’aver realizzato il mio desiderio di correre in macchina nonostante tutto è di per sé un’enorme soddisfazione, ma certamente essere arrivata a competere ai massimi livelli nel Campionato Italiano è certamente un valore aggiunto, ma spero di non fermarmi qua!

Un’altra cosa che mi rende davvero felice, è ricevere messaggi da tante persone della nostra famiglia fc, ovviamente coinvolte, nei quali mi ringraziano per quello che faccio dicendomi di essere per loro un punto di riferimento, uno stimolo a reagire e a pensare positivamente nonostante la patologia. Questo è davvero motivo di orgoglio e mi da la forza per andare avanti e di impegnarmi sempre di più non solo nell’attività sportiva, ma anche e soprattutto a sostenere la ricerca attraverso la sensibilizzazione e la raccolta fondi.

3. Ti abbiamo vista affrontare delusioni e rinunce, per poi ripartire con grinta. Qual’ è il segreto per superarle?

Ci sono stati dei periodi molto tosti. Un anno fa, in pieno Covid, mi è stato suggerito dai miei curanti di ricoverarmi, perché purtroppo le cure domiciliari non sempre bastano. Se nel mio aspetto esteriore nulla fa pensare ad un peggioramento, le indagini radiografiche indicano invece che la malattia progredisce inesorabilmente, gli organi più colpiti sono i polmoni che le infezioni batteriche e le riacutizzazioni fanno degenerare, per questo periodicamente c’è bisogno di qualche cosa in più, ossia dei ricoveri lunghi dove si fanno flebo e cocktail di antibiotici per almeno 15 giorni, altrimenti non riesci a recuperare quel respiro che la malattia ti toglie. Così dopo Pasqua, sono entrata in ospedale per starci due settimane, ma dopo i primi dieci giorni sono stata malissimo e alla fine sono dovuta rimanere un mese, da sola, senza poter vedere nessuno. Sono quelli i momenti in cui pensi ad un peggioramento repentino ed inizi a preoccuparti ma poi tra radiografiche, tac e flebo ne sono uscita e ho pensato di aver avuto necessità di un pit-stop. Come ho detto la fibrosi cistica è una malattia subdola ed imprevedibile, le cose dall’oggi al domani possono cambiare e fare programmi a lungo termine è impensabile e questo mi infastidisce, però cerco di non pensarci. Il mio segreto? Non credo ci sia, semplicemente cerco di vivere ogni giorno al massimo delle mie possibilità, cercando di non aver rimpianti e pensando che a volte, i momenti brutti servono semplicemente per apprezzare di più quelli più belli.

4. La fibrosi cistica ti accompagna dalla nascita, la malattia ha mai rappresentato un ostacolo per il tuo sport?

Diciamo che nella sfortuna sono stata abbastanza fortunata e, geneticamente, la mia mutazione di quarta classe mi ha fatto vivere un’infanzia abbastanza serena, anche se non senza complicazioni e tanta forza di volontà.

Credo che l’ostacolo più grande che rappresenta per me la mia malattia sia l’imprevedibilità ed il timore nel fare programmi a lungo termine. È capitato più di una volta di dover cambiare i miei programmi per colpa della fibrosi cistica.

Proprio l’anno del debutto nei rally, quando ero stata scelta da Plus Rally Academy, per far parte di un progetto pensato per portare i giovani nei rally ho avuto un peggioramento. Avevo appena iniziato, pianificato e dato disponibilità per l’intero campionato italiano rally. A metà campionato però, mi è stato trovato un batterio importante e con cui convivo tutt’oggi, ma che allora mi era stato descritto come un killer, che avrebbe potuto cambiarmi  radicalmente la vita e che avrei potuto avere un peggioramento repentino e tutta una serie di cose poco piacevoli che nessuno mai si vorrebbe sentire dire. Invece, dopo 20 giorni di ricovero c’era stato un miglioramento improvviso e soprattutto inaspettato, visto che non si trattava di una cura specifica per quel batterio, ma di una cura ad ampio spettro per vedere come il mio fisico rispondeva e fortunatamente era andata bene. Ho vissuto un anno intero con il pensiero di fare ogni due mesi una TAC di controllo, l’ansia mi ha distrutta ma fortunatamente continuavo a migliorare. Oggi questo batterio è ancora con me ma pare essere silente, speriamo lo sia ancora per tanto tempo.

5. Hai ormai un vasto pubblico sui social  dove spesso ti fai promotrice e sensibilizzi sulla tematica della ricerca sulla fibrosi cistica; quanto pensi sia efficace parlarne? E cosa si potrebbe fare di più? 

Penso sia assolutamente fondamentale. Una delle cose che desidero di più è quella di sognare un futuro libero dalla fibrosi cistica: sia per chi ne è già affetto, sia sensibilizzando le giovani coppie che decidono di costruire una famiglia. Il mio obiettivo è quello di rendere consapevoli queste coppie e semplicemente far sapere che basta un esame del sangue per fare un’indagine genetica che serve per sapere se si è portatori sani o meno ed affrontare di conseguenza una gravidanza consapevole. Questo sarebbe davvero un grande passo avanti e a tal proposito stiamo finanziando un progetto proprio per rendere più semplice e fruibile il test del portatore.

6. Pandemia: sappiamo che il rischio di contrarre Covid può essere molto pericoloso per la tua patologia. Come hai vissuto questo periodo?  Quanto questo ha condizionato la tua vita? 

È stato un anno 2020 terribile per tutti e tutti ci siamo dovuti adattare alle circostanze. Per chi ha la fibrosi cistica, tante cose non erano assolutamente una novità: mascherine, distanziamento e gel sono da sempre nostri compagni di vita, soprattutto nei controlli ospedalieri o negli ambienti troppo affollati. Non è stato difficile adattarsi. La parte più dura è stata sicuramente cercare di non farsi schiacciare dall’ansia di contrarre il virus e di dover, come al solito, dover star più attenti degli altri. Soprattutto perchè non tutti hanno rispettato le regole e a pagarne le conseguenze sono sempre i più fragili. Tanta rabbia nel constatare il menefreghismo di tanti ma, spero che, quando usciremo da questa pandemia, qualcuno si ricordi le buone abitudini imparate in questi mesi e che possa rispettare gli altri rispettando le regole più basilari.

7.Il colore giallo ti accompagna, c’è un perchè o è casuale?

Il giallo è il colore del sole, delle giraffe, dei girasoli e mi trasmette felicità. Per questo motivo l’ho scelto e lo porto sempre con me.

8.Rachele donna. Cosa ami di più in te e come ti migliori ogni giorno? Hai delle regole per la tua beauty routine, fitness, riposo, dieta… a parte le fantastiche mega brioche con gelato? ( non mostrarcele più che qui si soffre..)

Per quanto io possa essere sempre immersa in un mondo piuttosto maschile, non riununcio mai a valorizzare la mia femminilità. Mi trucco sempre (soprattutto faccio uso smodato del mascara), tengo sempre le unghie curate e colorate, ho una beauty routine giornaliera per coccolarmi, mi alleno ogni giorno (cascasse il mondo!) e seguo sempre un piano alimentare improntato al mio benessere psicofisico per ottimizzare le performance. Amo il buon cibo e non sono solita rinunciare ai piaceri della vita. Allo stesso modo, cerco di ricordarmi, nonostante le brioches con gelato, di essere un’atleta e di dovermi trattenere e non esagerare con i vizi di gola. Cerco di fare più sport possibile perchè mi fa bene e mi tengo lontana dalle cose e le persone nocive.

9. Chi è per te una vera Queen?

Le Queen più toste sono state sicuramente l’equipaggio Mouton-Pons che negli Anni 80 hanno scritto davvero la storia dei rally.

Un’altra donna che apprezzo molto è sicuramente Lady Gaga, per la sua forza, la sua stravaganza ed unicità in tutto ciò che fa.

10. Qual è il tuo motto?

Beh, il mio motto l’ho ereditato da Angelica, un’amica speciale che mi ha dato tanto. E’ stata lei a darmi la forza nei momenti più bui e continua a farlo ogni giorno, anche da quando la fibrosi cistica ha deciso di portarla vita. La nostra frase è “Sei tutti i limiti che superi”. Oltre ad averla tatuata sulla pelle, la porto sempre con me quando corro, in un posto ben visibile sulla macchina da corsa per poterlo leggere prima di mettermi alla guida.

11.Che consiglio ti senti di dare a chi ha un grande sogno ?

Di non smettere mai di provarci e di puntare sempre in alto. Ho fatto tanti passi più lunghi della gamba e non nego che tante volte ho temuto di non farcela ed invece, ho sempre vinto io, anche solo per il fatto di averci provato.

 

 

Abbronzarsi non è sinonimo di scottarsi

Se l’estate scorsa sono stati molti gli italiani costretti a prendere il sole dal balcone, sulla terrazza o nel proprio giardino; quest’anno sembra che in pochi siano disposti a rinunciare ad una bella vacanza.

Non importa dove tu sia, se prediligi il mare o la montagna… i raggi solari arrivano fino a lì!

Ci rivolgiamo sopratutto a te Queen che tutto l’anno lamenti il tuo essere “mozzarella” e non vedi l’ora di prendere un po’ di colorito, non dovresti mai sottovalutare il potere del sole.

Ci rivolgiamo anche a te Queen Lucertola, sappiamo che non temi nemmeno il sole di agosto, che ti faresti delle pennichelle indisturbate anche sotto il sole di mezzogiorno.

Ma ci sono delle cose che dovremmo tutte sapere per avere una “relazione sana” con il nostro amico sole.

Vi garantiamo che adottando alcuni semplici accorgimenti non per forza arriviamo a quella fase in cui ci malediciamo per esserci scottate.

Esistono alimenti che stimolano la produzione di melanina, sono quelli ricchi di betcarotene e vitamina E. Le carote, le albicocche, gli spinaci, i pomodori sono nostri ottimi alleati, dovremmo integrarli nella nostra alimentazione all’avvicinarsi dell’estate.

Acqua, berne sempre tanta e ancora di più d’estate!! I liquidi che si perdono esponendosi al sole sono molti, bisogna sempre reintegrarli. Un corretto stato di idratazione sarà sinonimo di una bella abbronzatura.

Siete quelle che le prime volte che si espongono al sole lo fanno nelle ore più calde? Anche la torta va messa nel forno pre-riscaldato e non al massimo dei gradi. Abbiate cura di voi come di quel dolce che vi ha consigliato di fare Benedetta Parodi. Il principio è lo stesso. Abitua il tuo corpo gradualmente, comincia a prendere il sole nelle ore lontane da mezzogiorno.

Quest’anno non si risparmia né sul blush, né su alcun tipo di cosmetico. Il viso è sensibilissimo, non esporlo mai senza protezione solo perché vuoi subito prendere un po’ di colore. Alle zone sensibili come naso, bocca, palpebre dovresti sempre riservare la massima protezione.

Siamo impazienti, vogliamo tutto e subito, ma l’abbronzatura non perdona.

Se ti abbronzerai più lentamente, il colore durerà di più e, soprattutto, eviterai antiestetiche scottature e danni permanenti alla tua magnifica e preziosa pelle.

 

 

 

EFFETTO BLING BLING

 

A cura di: Wijdan Lahlal

Queen conoscete l’effetto “Bling Bling”?

Se chiudendo gli occhi quest’espressione evoca in voi l’immagine di un cantante trap con catene al collo, anelli per ogni dito e dente dorato, ecco… non siamo proprio sulla strada giusta, ma quasi…

Però di Gioielli si tratta: se dovessimo idealmente visualizzare il suono BLING BLING sicuramente ci farebbe immaginare qualcosa di sbrilluccicante, quest’espressione onomatopeica rimanda infatti al tintinnio prodotto dai Gioielli quando indossati.

Sapete che proprio quel tintinnio dicono sia terapeutico? E non si sbagliano! Ce lo insegnano i trapper, che per eccellenza hanno un ego smisurato. Il segreto sarà mica indossare gioielli..?

Ebbene sì, noi la pensiamo proprio così: indossare dei gioielli significa prendersi cura di sé, riacquisire fiducia e di conseguenza piacersi.

Arriva l’estate, che purtroppo per molte è fonte di insicurezza. Trascorriamo un anno intero in vista della prova costume pensando a come sarà, se ci arriveremo in forma e se quel vestitino o quel bikini ci farà mai sentire a nostro agio.

Queen, lo avrete sentito miliardi di volte, ma una volta in più non nuoce: sentirsi a proprio agio non ha niente a che vedere con i chili.

Essere self confident non è proporzionale a quanto indica la bilancia, essere self confident ha a che vedere con il conoscersi e riconoscere i propri punti di forza, valorizzarsi, guardarsi allo specchio, farsi un sorriso e piacersi.

Fa caldo, raccogli i capelli, fai sembrare il tuo look più curato indossando gli orecchini che tanto ti piacciono.

Indossa quella Collana con il vestito che trascuri perché troppo scollato. Hai molto seno? Ne hai poco? Nessuna scusa è valida per camuffarlo. Normalizziamo i seni, siamo donne, belle così nella nostra naturalezza.

“Non riesco ad indossare i tacchi perché sono troppo alta, mi sento fuori luogo, non li so portare…” Chissenefrega! Te la senti? indossali. Non te la senti? Anche un paio di sandali, ballerine, Birkenstock vanno bene, tutto è valido. Tutto tranne il sandalo con le calze. Ecco, quello no.

Vogliamo parlare invece di una bella cavigliera? Dona subito al look quel tocco estivo che valorizzerebbe anche un semplice paio di infradito.

Comincia a fare il tuo shopping estivo e sappi che se i vestiti possono creare paranoie (anche se non dovrebbero), i gioielli invece sono i nostri migliori amici, non trascuriamoli.

Fanno sembrare subito il tuo look più ricercato anche se semplice. Rappresentano la tua personalità. È sempre l’accessorio il dettaglio più importante. Con l’abbronzatura risalteranno ancora di più.

Non ci sono regole da seguire, ma ripeti con me:

-indossare gioielli non significa rispolverare i regali della comunione.

-indossare gioielli non significa mettere quell’anello regalato dall’ex (la scusa del legame affettivo non è concessa)

-indossare gioielli non è “cosa da cerimonie”.

-indossare gioielli non è cosa da “under-ANTA” (trenta, quar-ANTA, cinqu-ANTA… nov-ANTA va sempre bene, anzi meglio )

 

 

 

QUEEN INTERVISTA: ELISA VOLONTERI

Elisa Volonteri, nasce il 13 Maggio del 1996 e rinasce la seconda volta il 23 Ottobre del 2015. Si racconta coinvolgendoci nel suo mondo da Queen Guerriera. Elisa è una vera e propria forza della natura, ci ha raccontato aspetti della sua vita importanti, dal suo trapianto bipolmonare, all’amore per i cavalli e per la natura, fino a parlarci di chi per lei è una vera Queen. Ciò che emerge sempre in ogni sua parola è l’amore passionale, grato e totalizzante per la VITA .

Una giovane bellissima e ironica guerriera che ha tanto da insegnarci.

Inutile dire che ho da sempre un debole per lei. Grazie mia cara Eli, continua così! ❤👑

(Nell’intervista Elisa indossa la nostra Collana Be a Queen con Zirconi.)

 

La Repubblica

La Repubblica
È con profonda gratitudine e commozione che ringrazio la giornalista Zita Dazzi e la Repubblica per aver dato voce alle mie speranze e a quelle di tanti ragazzi con fibrosi cistica.
Continuiamo ad aspettare il farmaco che può salvare migliaia di vite. Sono certa e fiduciosa che non si farà attendere ancora per molto.
Grazie di cuore.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

KAFTRIO SUBITO PER TUTTI!

 

❗️Se voi aveste un figlio con una malattia grave ed esistesse un farmaco per curarlo, ma per questioni di budget in Italia ancora non può essere distribuito, voi cosa fareste?

❗️In altri Stati il farmaco è già disponibile. Qui no. Stiamo perdendo ragazzi a causa della malattia. La loro vita ha una scadenza a breve termine. Ma i vertici stanno ancora negoziando… Dove sono le loro coscienze?

‼️Vi chiedo di condividere questo video quanto più possibile. Aiutateci a fare sentire la nostra voce. Ora basta! KAFTRIO subito per tutti.

 

INTERVISTA A QUEEN BEE – 20 Maggio, Giornata mondiale delle Api.

 

Prosegue la serie delle interviste alle Queen che in qualche modo segnano l’universo con la loro personalità.
E oggi è la volta proprio della QUEEN BEE, la nostra Ape Regina omaggiata anche da un gioiello che ne celebra la maestosità.

Ci sarebbero infiniti motivi per onorare le nostre amiche api, da loro dipendono importanti processi vitali e il nostro ecosistema ne ha un forte bisogno. In questo video Queen Bee ci racconta qualche curiosità sul suo meraviglioso mondo e cliccando qui potrai scoprire il nostro ciondolo speciale, che indossato dona l’energia della Natura e rappresenta la Regina che è in noi.

Buona visione Queen, BEElieve in yourself!

 

PERSONAGGI DELLO SPETTACOLO CHE PARLANO DI NOI – Arianna Talamona

Arianna Talamonauna Queen guerriera. Campionessa mondiale con 2 ori a Londra nel 2019, indossa la nostra collezione Be a Queen e in questa intervista ci racconta cos’è per lei una vera Queen (scoprila sul Queen Club).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Numerosi personaggi dello spettacolo hanno scelto di indossare i gioielli di Valeria Bugatto e di diffondere il messaggio solidale che da anni caratterizza il suo brand.